The smart stupid – Intervista con Francesco Tomba

the smart stupid intervista con francesco tomba

Ospite di Super Good Life è Francesco Tomba, con lui iniziamo una serie di post in cui vogliamo andare a scovare le tecniche e gli approcci al lavoro più efficaci fra i migliori professionisti della nostra rete.

Francesco è filosofo del linguaggio ed esperto di cambiamento organizzativo, se dovesse spiegare a sua mamma il suo lavoro direbbe: “aiuto le persone all’interno dell’azienda a fare i collegamenti giusti e a vedere le soluzioni che hanno a portata di mano”.

Con lui scopriremo perché a volte fare la parte degli stupidi ci aiuta a lavorare in modo più intelligente, come fare piani pluriennali senza essere troppo ancorati ai risultati, e la mitica regola di Pareto dell’80-20.

Pronta?  Iniziamo!

Qual è la tecnica più importante che hai imparato per gestire al meglio le cose da fare nel tuo lavoro?

Ho sempre pensato di essere allergico alle tecniche, a pensarci bene invece ne uso e anche tante.

Nei contesti da libero professionista è molto facile che il cliente ti inserisca in cicli di lavoro in cui tu devi fare tantissime cose di dettaglio mentre lui rimane superficiale nell’apporto al lavoro e non è responsabilizzato a valorizzare il tuo contributo.  Risultato: spesso ci sono cambi di direzione e tutto il lavoro che hai fatto è da buttare.

In questo campo la tecnica più importante che uso è ispirata ad un libro di Renzo Rosso, il fondatore di Diesel.  Io la chiamo tecnica Be Stupid.

Consiste, laddove possibile, nel fingere di non capire quello che ti stanno dicendo o fingere di non saper fare qualcosa che sapresti fare per il progetto.  E’ una tecnica un po’ bastarda, se vuoi.

Ad esempio ricordo di aver iniziato una collaborazione con un nuovo cliente dicendo “Ho solo un problema: sono veramente impedito con PowerPoint”.  Questo mi ha consentito per almeno un anno di potermi focalizzare su aspetti del lavoro su cui potevo dare un contributo maggiore.

Siamo abituati a dover mostrare quanto siamo bravi, quanto siamo svegli e cerchiamo spesso di portare l’attenzione su quello che già conosciamo, quello che sappiamo controllare.  Be Stupid ti porta ad uscire da una logica di controllo e ad aprirti a nuove possibilità.

Be Stupid produce diversi effetti:

1. Se fai un passo indietro e ti mostri ignorante su un tema, una tecnica od un pezzo di lavoro il tuo interlocutore avrà più spazio e sentirà il progetto più suo.

2. Diventerai bravo nella tecnica di fare buone domande, quelle che hanno queste caratteristiche:

  • sono domande aperte (il sì e il no non sono una risposta valida)
  • non sono domande banali e retoriche (potrebbero spiazzare anche te)
  • sono domande vere (davvero non sai quello che stai chiedendo o una parte di quello che stai chiedendo)

3. Metterai a loro agio i tuoi interlocutori che spesso hanno paura di fare domande e mostrare che non sanno tutto quello che ci si aspetterebbe da loro.  Abbasserai il testosterone intorno al tavolo e l’attitudine di tutti a dover dimostrare qualcosa.

4. E’ una pratica di autoconsapevolezza che aiuterà anche te.  Ti fa ricordare che quello che non hai ancora capito in un progetto è sempre più interessante di quello che credi di aver capito o che già sai o che hai già fatto in passato.

Ovviamente bisogna leggere i segnali per capire quando e come usare questa tecnica ma in generale mi sono accorto che quando io faccio un po’ lo Stupid anche gli altri iniziano a fare gli Stupid, si abbassano le difese tra loro ed il lavoro diventa più efficace e piacevole per tutti.

smart may have the answers, stupid has all the interesting questions

Ti capita spesso di fare piani di vita e/o lavoro annuali o pluriennali?  In questo caso poi come fai a tenere bene in chiaro ogni giorno gli obiettivi di lungo periodo?

C’è una scuola di pensiero secondo la quale i piani di medio termine sono molto fuorvianti. Io penso che in un certo senso siano utili. Faccio spesso piani di vita e di lavoro pluriennali, e puntualmente vengono smentiti dalla realtà.

Non succede quasi mai quello che mi ero immaginato, la vita va più veloce, rimescola le carte. E quindi? A cosa servono? Precisamente a questo: mi insegnano come funziona la mia immaginazione. Lo possiamo fare tutti: tenere traccia della differenza tra quello che ci siamo immaginati nel futuro di medio termine e quello che poi è successo ci permette di sviluppare il nostro intuito.

Osservare quella differenza ci rende consapevoli su come la nostra percezione sottovaluta o esagera la situazione.  Così impariamo ad aggiustare la mira. È una cosa che semplicemente capita, a un certo punto della vita lo capisci: non smetti di pianificare, ma lo fai con una prospettiva diversa.

Penso che sia molto difficile fare un piano razionale di quello che deve succedere e pensare di realizzarlo.   A guidarci sono i nostri desideri profondi, e i desideri posseggono una loro intelligenza che è molto diversa da quella che si usa per pianificare i progetti. Un po’ i tuoi desideri li conosci e vai in quella direzione, il resto delle cose ti si svela vivendo.

E’ un po’ come un germoglio che diventa la pianta che deve essere:  il germoglio non sa ancora come deve diventare, solo la pianta lo saprà, una volta realizzata.  Però il germoglio sa, ad un livello intuitivo, cosa deve fare (e cosa non fare) per crescere.

Riesci a salvaguardare il tempo libero dal lavoro? Hai dei consigli da condividere a riguardo?

La prima cosa che devi fare è arrivare a 35 – 40 anni, non ci sono scorciatoie.  Penso che ci sia un tempo per ogni cosa e se hai 25-30 anni quello è il tempo per lavorare come un matto.

Arrivato alla mia età il mio personale equilibrio lavoro-tempo libero è ottimo.  Faccio fatica a pensare un’altra persona che è riuscita a trovare una bilancia così favorevole.  Ho tantissimo tempo da dedicare alle cose che mi piacciono e il lavoro che faccio lo faccio bene e la sua qualità è riconosciuta.

I miei lavori oggi sono migliori rispetto a 10 anni fa quando lavoravo 10 volte di più.  Il mio lavoro lo faccio nella quantità di tempo che secondo me è quella corretta per farlo.  E non è tanto.

E’ un tempo di qualità lavorativa, di grande concentrazione, quasi di meditazione il tempo che dedico al lavoro.   Ma non si dilata tanto all’interno delle mie giornate e delle mie settimane.

Qual è stato il segreto fondamentale per arrivare a questo tipo di equilibrio?

Applicare in maniera spietata la regola dell’80-20, il principio di Pareto.  Dovrebbe essere il primo versetto della bibbia di una persona che ha scelto di lavorare liberamente, prendendosi il rischio di questa libertà e sperando di godere anche dei frutti di questa libertà.

Il principio di Pareto è la regola per cui fra tutte le cose che fai c’è un 20% dei tuoi sforzi che produce l’80% dei tuoi successi e anche dei tuoi introiti economici.

principio di pareto

Quindi tendo a concentrarmi sul quel 20% fondamentale delle cose da fare per raggiungere l’80% dei risultati a quel punto rinuncio al 20% dei risultati massimi che potrei ottenere.    E questa rinuncia del 20%, libera l’80% del mio tempo che poi decido se investire su altro lavoro oppure no… è un bell’affare!

Questa regola ti porta a dire di no a tutte le attività che stanno nell’80% sbagliato.  Ad esempio per me ha significato dire di no all’idea di scrivere un libro o di partecipare alle attività delle associazioni di categoria.
A volte bisogna anche di dire di no ad attività che ci piacciono o che ci sentiamo bravi a fare ma è necessario metterle da parte per liberare tempo, per fare le cose veramente importanti e per fare spazio a cose nuove che probabilmente ci piaceranno ancora di più.

Quello che sta arrivando nella tua vita spesso è più bello di quello che c’è adesso…e se riesci a guardarla così la vita è spettacolare!


Ringraziamo Francesco per il suo contributo e proviamo a fare tesoro della sua tecnica Be Stupid.

Come usare la tecnica Be Stupid

All’interno di una riunione di lavoro con un cliente o con dei colleghi:

  • prova a concentrarti sugli aspetti che meno padroneggi e non avere paura di dichiarare la tua debolezza su quel fronte
  • prova a fare delle buone domande ovvero domande che:
    • sono domande aperte (il sì e il no non sono una risposta valida)
    • non sono domande banali e retoriche (potrebbero spiazzare anche te)
    • sono domande vere (davvero non sai quello che stai chiedendo o una parte di quello che stai chiedendo)

 

Potete trovare Francesco su Twitter, su Instagram e su Linkedin

Autore: Augusto Pirovano

Tecnicamente sono un Bocconiano anche se di economia mi sono occupato veramente poco. Amo progettare esperienze, giochi, scrivere codice e cucinare. La mia missione: preparare la pasta al pomodoro definitiva.